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Sezione Aerea Venegono
 
La Guardia di Finanza, che nasce come Corpo speciale istituito ed ordinato appositamente per il servizio di vigilanza doganale sui confini, per le sue tradizioni e per la vocazione alpina, ha sempre fornito un’attiva collaborazione nelle attività riguardanti il soccorso alle popolazioni colpite da eventi di particolare gravità e alle persone in pericolo di vita in ambiente montano. 
Per combattere il contrabbando e per tutelare gli interessi economici nazionali, il Corpo aveva dislocato molti suoi reparti lungo tutto l’arco alpino, anche nei territori più impervi, dove le guardie di finanza vigilavano giorno e notte su strade e sentieri di confine, in particolare su quello Italo-Svizzero.  
Con il declino del contrabbando, viste le capacità alpinistiche e l’esperienza maturata in montagna da parte dei militari del Corpo, venne istituito proprio un servizio di Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, con fini sia di controllo delle frontiere alpestri, ma anche e soprattutto per fini di soccorso e di protezione civile in montagna. 
L’attività di soccorso in montagna non poteva però prescindere dall’impiego di mezzi aerei quali gli elicotteri di cui il Corpo si era dotato sin dal 1955. 
L’attuale organizzazione del comparto Aeronavale prevede una componente alturiera, con mezzi a lunga capacità operativa, ed una componente costiera-regionale con compiti di polizia economica finanziaria nelle acque territoriali. Queste sono le Sezioni Aeree e di Manovra presenti sul territorio nazionale: 
-Sezioni Aeree dipendenti dai Reparti Operativi Aeronavali: Genova, Venegono Superiore, Bolzano, Rimini, Pratica di Mare, Pescara, Napoli, Bari, Palermo, Venezia, Lamezia Terme. 
-Sezioni Aeree di Manovra dipendenti dai Gruppi Aeronavali: Cagliari, Pisa, Catania-Fontanarossa, Grottaglie.  
Presentano però caratteristiche particolari le Sezioni Aeree di Venegono Superiore (VA) e di Bolzano, che sono particolarmente rivolte ed addestrate al soccorso in montagna. 
*Fonte Guardia di Finanza*
La protezione civile è una branca fra le più importanti della difesa civile e tratta la specifica sopravvivenza delle popolazioni, cioè del soccorso organizzato alle popolazioni colpite da fenomeni naturali, anche conseguenti a degradazione ambientale, da cause accidentali ovvero da eventi bellici, nonché dalle previdenze e degli apprestamenti protettivi essenziali e da porre in atto fin dai tempi di normalità, per ridurre al minimo le perdite umane ed i danni ai beni individuali e collettivi.  
La Guardia di Finanza costituisce una delle strutture operative nazionali della Protezione Civile, ai sensi dell'art. 11 della legge 225/92, in quanto forza di Polizia, oltre che parte integrante delle Forze Armate. 
Alla protezione civile la Guardia di Finanza ha sempre dato una effettiva collaborazione, dovunque se ne sia presentata l'occasione.  
Tali interventi sono avvenuti sia in casi di gravi calamità che interessano vaste zone, sia in casi di sinistri che interessano territori di limitata superficie, sia in caso di incidenti che coinvolgono poche o una sola persona. 
Per i reparti aerei e navali del Corpo infatti, ai sensi del D.P.R. 18.7.1986, nr. 545, art. 1, è previsto anche “…il concorso alla salvaguardia delle libere istituzioni e al bene della collettività nazionale nei casi di pubbliche calamità”, e quindi, i Reparti specializzati del Corpo possono essere chiamati, in virtù della specificità dei mezzi in dotazione e delle capacità possedute dagli equipaggi, ad intervenire in attività di soccorso a favore di una diversificata pluralità di soggetti, in molteplici e differenti contesti. 
In questo campo si spazia da soccorsi da portare ad intere popolazioni in caso di terremoti e alluvioni, agli interventi in caso di incendio, affondamento di navi, caduta di aerei ed al salvataggio di persone in pericolo di annegamento o travolte da valanghe.  
Questi interventi hanno quasi sempre carattere di urgenza in attesa che sopraggiungano Corpi ed Enti più competenti ed appositamente organizzati ed attrezzati, come i Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Croce Rossa, Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. 
L'azione di soccorso quindi, comunque e dovunque svolta, è un aspetto a tutela della collettività e rientra nei doveri generali di concorso all'Ordine e alla Sicurezza Pubblica in capo al Corpo. 
Questo impegno trova costantemente pronti i militari della Guardia di Finanza, che si sono sempre distinti per il loro altruismo e spirito di abnegazione. 
A testimonianza dei meriti acquisiti per tale opera, la Bandiera della Guardia di Finanza è stata insignita di 8 medaglie d'oro al Valor Civile, 4 medaglie d'oro al Merito Civile e 2 medaglie d'oro di Benemerenza Nazionale, mentre sono innumerevoli le decorazioni al Valor Civile, al Valor di Marina e al Valor Aeronautico che hanno premiato l'abnegazione dei singoli finanzieri impegnati in operazioni di soccorso. 
Il concorso che il Corpo da alla protezione civile ha sia l'aspetto di interventi preventivi che l'aspetto di interventi di emergenza. 
Per quanto riguarda l'aspetto preventivo è da tener conto che essendo il Corpo un organismo di Polizia di Sicurezza, dovunque si trovi impegnato non manca di esplicare una opportuna vigilanza per assicurare il rispetto delle norme dettate per evitare infortuni e disastri. 
Gli interventi diretti del Corpo, nelle varie situazioni di emergenza, e i servizi di soccorso in pubbliche e private calamità, possono svolgersi mediante:  
-interventi d'iniziativa individuali;  
-interventi d'iniziativa di piccoli reparti;  
-interventi voluti, disposti e diretti su più vasta scala dai Superiori Comandi del Corpo; 
-richiesta delle varie autorità amministrative o di polizia; 
-coordinamento con altri organi, con azione coordinata localmente o direttamente dall'alto da Autorità civili o militari. 
Benché sia noto che gli impieghi primari derivanti dall'esercizio dell'attività di polizia economico-finanziaria saturano in maniera quasi totale la capacità operativa del Corpo, e benché sia, d'altra parte, chiaro che il tema della protezione civile investe in modo preponderante altre Amministrazioni dello Stato, ripetute esperienze hanno confermato che esistono settori d'intervento specifici, in corrispondenza dei quali l'impiego di personale e di mezzi della Guardia di Finanza può concretizzarsi in un contributo essenziale, e spesso risolutivo. 
*Fonte Guardia di Finanza*
 
Martedì 29 giugno, in perfetto orario come da appuntamento, mi trovo all’ingresso della Sezione Aerea Guardia di Finanza in quel di Venegono Superiore (Varese), ad accogliermi il Comandante del Reparto Capitano Antonio Maggio, dopo le presentazioni di rito ci “immergiamo” subito in una piacevole chiacchierata sui compiti assegnati al Reparto di Volo. 
Voglio premettere che con questa serie di articoli dedicati alla Componente di Volo della Guardia di Finanza, cercherò nel limite del possibile di spiegare ai lettori come opera e quali sono i compiti istituzionali assegnati ad ogni specifica Sezione Aerea, quest’impegno concordato con l’Ufficio Stampa del Comando Generale di Roma inizia proprio con le mie attività mediatiche presso la Base di Venegono. 
Mi sembra doveroso, prima di descrivere il presente della Sezione Aerea di Venegono, di dare dei brevi cenni su quali sono gli aspetti storici del reparto. 
Nel 1958, a seguito dell’entrata in servizio di un nuovo elicottero, l’Agusta-Bell AB 47J, naturale sostituto del meno potente AB 47G e con una cabina che permetteva il trasporto di eventuali passeggeri, viene costituita la prima Sezione Elicotteri “da montagna”. Le prime operazioni della neo costituita Sezione vengono svolte dall’idroscalo di Como, mentre nel volgere di pochi mesi avviene il trasferimento sull’eliporto realizzato a Intimiano (Como)
Inizialmente l’AB 47J “Jota” viene impiegato solo come vettore delle pattuglie di finanzieri, che dopo essere state lasciate lungo il confine, operano autonomamente secondo le tradizionali modalità di intervento. In seguito vengono sviluppate nuove tattiche che prevedono l’intervento diretto dell’elicottero nei confronti degli “spalloni” (tradizionali figure del contrabbando montano), che delle autovetture sorprese durante le fasi di carico.   
Nel 1972 la Sezione Aerea di Intimiano viene trasferita sull’aeroporto di Calcinate del Pesce in provincia di Varese, divenendo così la Sezione Aerea di Varese.  
Nel gennaio del 1975 gli AB 47J vengono sostituiti con i nuovi Breda-Nardi NH 500M, mentre nel 1982 la Sezione Aerea viene chiusa. Alcuni anni dopo, 14 luglio del 1988, viene riattivata come Sezione Aerea di Como, la nuova “location” è sull’aeroporto di Venegono Inferiore (Varese), in uno dei capannoni storici dell’Aermacchi, struttura che per molti anni è stata la sede della scuola dedicata ad Ermanno Mantelli. Un altro passaggio importante avviene il 3 febbraio del 1997 quando si ritorna alla denominazione attuale, Sezione Aerea di Venegono.  
Il presente si formalizza nel 2002 quando la Sezione si trasferisce nella nuova struttura posta nella zona a nord del sedime aeroportuale, in territorio di Venegono Superiore, e completamente autonoma dal campo di aviazione gestito da Aermacchi e dal locale Aero Club. 
Durante l’intervista con il Comandante Maggio vengo messo nelle condizioni di approfondire tutti gli aspetti che permettono il corretto svolgimento delle operazioni della Sezione Aerea di Venegono. 
La Sezione Aerea dipende dal Reparto Operativo Aeronavale di Como e quindi inserita nella componente regionale del comparto Aeronavale. 
L’attuale struttura di Venegono è comandata da un Ufficiale Pilota che si avvale di un organico composto da circa 30 militari, suddivisi da un Nucleo Operativo (piloti), da un Nucleo efficienza (specialisti aventi i compiti di tecnici manutentori e, durante le attività di volo, Operatori al verricello di soccorso) e infine da una Squadra Comando (militari addetti agli uffici, vigilanza e controllo caserma). 
La dotazione attuale di elicotteri consiste in due AB 412HP Codice B (Versione montagna) e da un NH 500MD.  
Nella seguente lista cerco ora di descrivere tutti i compiti principali sanciti per il predetto Reparto Aereo, essi sono: 
+ Esplorazione aerea con finalità di: 
-polizia economico — finanziaria 
-repressione del contrabbando e dei traffici illeciti 
-polizia archeologica 
+ Tutela dell'ambiente 
+ Altri settori di polizia in genere 
+ Sicurezza integrata sul territorio 
+ Difesa 
+ Trasporto pattuglie con lo scopo di: 
-integrare il dispositivo di vigilanza nei punti di giunzione delle rispettive circoscrizioni dei reparti ordinari 
-consentire al personale elitrasportato di intervenire nelle condizioni ottimali evitando l'affaticamento dovuto alla marcia di avvicinamento 
+ Concorso ad operazioni di ricerca e soccorso, consistente nell'esecuzione di: 
-missioni di ricerca e soccorso a favore di equipaggi e/o passeggeri di aeromobili militari e civili dispersi 
-missioni di soccorso condotte a favore di persone in difficoltà o in pericolo di vita su terra 
-missioni di soccorso lacuale condotte a favore di naufraghi o di personale imbarcato su mezzi navali in pericolo. 
+ Addestramento finalizzato all'individuazione e consolidamento delle tecniche di operazione sull'uso dell'elicottero, svolte congiuntamente al personale delle Stazioni Alpine della Guardia di Finanza o in concorso con istituzioni civili prima tra tutte il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico. 
+ Collegamenti finalizzati a stabilire e mantenere il contatto con unità o reparti isolati, nonché a facilitare l'azione ispettiva, assistenziale e di guida dei Comandanti di grado elevato. 
+ Trasporti logistici con lo scopo di: 
-rifornire reparti od unità isolati 
-trasportare materiale per l'installazione e manutenzione di ponti radio in alta quota e non raggiungibili per via ordinaria 
-recapitare beni di prima necessità a comunità isolate. 
+ Servizi a richiesta in cui rientrano tutte le attività dispiegate dalla Guardia di Finanza a favore di altre Amministrazioni, anche a titolo oneroso per queste ultime.  
Questi in sintesi sono i compiti istituzionali assegnati alla Sezione Aerea, ma evidentemente non sono gli unici, in quanto gli equipaggi di volo svolgono regolarmente attività “non operative” al fine di aumentare la cd. " Cornice di Sicurezza" a vantaggio dei cittadini e dell'opinione pubblica in generale nelle occasioni in cui si svolgono manifestazioni pubbliche e sportive e nelle attività tese al recupero dei parchi e degli spazi urbani. Queste attività vengono svolte prevalentemente in occasione di eventi sportivi, manifestazioni aeree e in occasione di giornate a tema organizzate da istituzioni civili, anche nelle province limitrofe a quella varesina, giusto per dare al lettore una migliore visione dell’argomento trattato riporto gli eventi (2009-2010) dove le Fiamme Gialle di Venegono hanno prestato la loro immagine. 
-Iniziativa un parco in Comune (Milano)- cittadini al parco 2009-2010  
          - Parco Trenno  Settembre 2009-2010 
          - Parco Nord Settembre 2009-2010 
          - Parco Sempione Giugno 2009-2010 
          - Parco Lambro Aprile 2009-2010 
-Festa dei Grest 2010 24 Giugno 2010  Como 
-Palio in divisa 2010, Luino (VA) 24-25 Luglio 
-15^ traversata a nuoto non competitiva del Lago Maggiore "la nuotata dell'eremo" - "nuotiamo insieme per adottare un bambino" del 24 luglio 2010 
-Incontro di calcio a scopo benefico tra G.di F., A.M.G.A. S.p.a. Comune di Legnano e rappresentativa artisti spettacolo. Legnano, 18 settembre 2010. 
-Coppa del Mondo Disabili sci Alpino, impiego elicottero dal 18 al 23 Gennaio 2010 
-Open Day Valbrembo e manifestazione aerea per diversamente abili 18-19 settembre 2010 
-Manifestazione annuale "Aliseo 2010" - Sarnico (BG) - 26 settembre 2010 
-Giornate Aeronautiche 2010. Aeroporto Regionale Corrado Gex Aosta, 10-11 Luglio 2010 
-Manifestazione aerea "Brixia Airshow 2009" Brescia Montichiari. 5-6 settembre 2009 
-Mostra statica elicottero Uggiate Trevano pro Associazione "l'alveare". 27 settembre 2009 
Inoltre per concludere la rassegna volevo menzionare che nel 2010, per la prima volta in assoluto dalla sua costituzione, la Sezione Aerea a organizzato una visita guidata presso l’eliporto di Venegono, concedendo così la possibilità di vedere ai visitatori come vengono svolte le attività lavorative.
In un batter d’occhio ci troviamo ad avere intrapreso circa due ore e trenta di spiegazioni ed aneddoti che raccontano molto sull’attività di questa Forza di Polizia con competenze specifiche in materia economico-finanziaria, magari forse la meno amata, per gli ovvi motivi che tutti conoscono, ma tralasciando gli aspetti di simpatia e/o antipatia, sicuramente una delle più attive e impegnate del panorama aeronautico italiano.  
Come ho appena detto il tempo è trascorso molto velocemente e da qui a breve mi aspetta un primo volo per seguire da vicino come operano gli equipaggi della Guardia di Finanza durante le loro missioni di volo.  
La prima missione che ho il piacere di seguire a bordo di un AB 412 è la più tipica e caratteristica di quelle effettuate dalla componente, vale a dire una missione di monitoraggio dei confini nazionali in ottica di contrasto al contrabbando e ai traffici illeciti in genere. Ovviamente visto la posizione nel nord Italia di Venegono, il confine in questione è quello con la Svizzera. La missione prevede anche il controllo di un piccolo invaso sul fiume Olona che va costantemente monitorato. 
Accompagnato dal Capitano Maggio ci avviciniamo all’elicottero già pronto sul piazzale, il Capo Equipaggio Luogotenente Pilota Freni e il suo co-pilota Maresciallo Capo Pilota Preteni sono già impegnati nei preparativi della missione e nei controlli pre-volo, coadiuvati dal Finanziere Specialista Tortora deputato alle operazioni a terra.       
Dopo un veloce briefing fatto dall’operatore di bordo sulle procedure di sicurezza del velivolo AB 412, marche GF-217, vengo dotato di imbragatura di sicurezza per poter volare con il portellone in posizione aperta, inoltre sono dotato di cuffia con microfono per poter ascoltare le comunicazioni dei piloti e se necessario per richiedere informazioni.
Alle ore 16 e 56 “local time” terminate le operazioni di vestizione e aggancio ai seggiolini dell’elicottero, il capo equipaggio da il via alla procedura di accensione motori con l’esecuzione della check list per i vari controlli, nel frattempo l’operatore di bordo si appresta a dare assistenza da terra per la messa in moto. Dopo pochissimi minuti grazie alla spinta delle due turbine Pratt e Whitney PT6T-6B il rotore dell’elicottero inizia a muoversi. Terminata la procedura di messa in moto viene staccato il generatore a terra e siamo pronti per il decollo, esattamente quattro minuti dopo lo “start-up” con codice di volo Volpe 2-1-7 viene fatta richiesta di autorizzazione per il decollo alla TWR di Venegono (Aermacchi); l’equipaggio ottiene l’ok alla manovra che avverrà per pista 36, nel frattempo un AB 206 dei Vigili del Fuoco nominativo Drago 63 si posiziona in modo da non ostacolare il nostro decollo. Il vento è calmo, circa 4 nodi con direzione 270 gradi, sfortunatamente nonostante il periodo estivo il cielo è coperto da uno strato nuvoloso abbastanza uniforme che oscura il sole, con un breve sorvolo della striscia erbosa che porta verso la pista riceviamo le ultime istruzioni e in pochi secondi ci ritroviamo a sorvolare la campagna del varesotto. Salutata la Torre di Venegono entriamo in contatto con il controllo del traffico aereo di Calcinate (Varese) sulla frequenza 123.500 Mhz, contatto necessario per attraversare in sicurezza lo spazio di loro competenza. Come ho scritto in precedenza i “target” della missione sono molteplici, il primo “obbiettivo” della lista che raggiungiamo in un batter d’occhio, è quello di monitorare un invaso che si è creato sul corso del fiume Olona dopo la costruzione di una piccola diga nei pressi di Malnate. Questo sbarramento artificiale ha creato un piccolo lago, all’interno del quale è stata creata un’isola artificiale per salvaguardare un piccolo borgo antico, questa situazione è controllata dall’alto per verificare se le opere di sbarramento di recente realizzazione sono efficaci. 
Circuitiamo per pochi minuti a circa 1000 piedi rilevando solo un leggero innalzamento dell’acqua che ha causato il parziale allagamento di una delle due strade di collegamento, dopo aver effettuato alcuni rilievi fotografici atti ad attestare lo stato di piena, non rilevando altro ci allontaniamo verso nord ovest. La missione procede sorvolando la zona sud di Varese ad una quota di circa 2000 piedi, lo scopo è quello di eseguire dei controlli inquadrati nel campo del controllo economico del territorio, su di una zona residenziale particolarmente ricca di immobili di prestigio. 
Come ho spiegato nell’introduzione, queste verifiche dall’alto rientrano nelle attività di polizia economico-finanziaria affidate alla Guardia di Finanza e nello specifico alla sua componente aeronavale. 
Sorvolando il centro abitato posso capire immediatamente come il mezzo ad ala rotante sia particolarmente adatto ad osservare molte situazioni che da terra non sarebbero assolutamente visibili. L’attenzione dei piloti viene “catturata” mentre sorvoliamo un complesso di costruzioni tra le quali spicca una grande piscina, per fare alcune osservazioni ci soffermiamo qualche minuto quasi in “hovering” ad una quota utile per non arrecare disturbo.  
Per avere dei riscontri certi, tramite dettagli specifici, si cerca di capire se la piscina è ad uso comune del complesso, oppure di pertinenza ad una sola abitazione, nel caso sia ad uso esclusivo questo dato può influire molto sul valore complessivo dell’immobile e sui conseguenti accertamenti patrimoniali in capo all’utilizzatore di fatto. Non ci soffermiamo più di tanto in quanto la tempistica della missione è ridotta quindi dobbiamo allontanarci e dirigerci verso il Lago Maggiore.
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Sezione Aerea Venegono 1
Sezione Aerea Venegono 2
Sezione Aerea Venegono 3
Sezione Aerea Venegono 4
Sezione Aerea Venegono 5
 
Nel seguire la rotta l’attenzione dei piloti viene nuovamente “catturata” da una zona piena d’inerti nascosti da una collinetta di terra, anche in questo caso non visibile dalla strada, all’interno del sedime è presente un camion dotato di cassone rimovibile che sta operando, l’equipaggio quindi decide di abbassarsi ed effettuare delle riprese fotografiche. Tali riprese serviranno in fase di de-briefing ad individuare con maggiore certezza l’area e la natura delle attività avvistate nonché a rilevare i soggetti responsabili in caso emergano elementi di reità. Nonostante la mia inesperienza propenderei per la commissione di un illecito in campo ambientale in quanto è parso subito evidente che l’autista non abbia gradito molto la nostra presenza, interrompendo subito l’operazione e “nascondendosi” sul veicolo, e tanto meno la presenza di due motociclisti che sembravano fare da “vedetta” all’ingresso carraio. In ogni caso il lavoro di controllo del territorio è stato svolto e una volta fatte le riprese fotografiche possiamo allontanarci per proseguire nella nostra missione. 
Entriamo sul Lago Maggiore nella zona sud est prospiciente Sesto Calende mantenendo una quota di circa 2200 piedi, la costa del lago ci scorre sotto i “pattini” e non si può non ammirare quanto sia ancora abbastanza incontaminata rispetto la sponda opposta dove sono presenti le cittadine di Arona e Stresa, anche in questa situazione mi viene fatto notare come nella zona sono presenti molte ville di prestigio, non posso perdere l’occasione di cogliere qualche immagine. Ci dirigiamo verso nord lasciando alla nostra destra Monvalle e Santa Caterina del Sasso. A circa metà del tragitto sul lago “pieghiamo” leggermente verso est raggiungendo Porto Valtravaglio e infine Luino. In questa zona il Lago si restringe leggermente e sopraggiunge con una linea invisibile il confine tra Italia e Svizzera. E’ giusto affermare che le missioni anticontrabbando svolte in questo millennio non sono sicuramente quelle degli anni cinquanta, periodo in cui, anche se non dichiarata, era in atto una vera e propria guerra. In ogni caso la tutela dei nostri confini è sacrosanta e la presenza costante delle Forze di Polizia e dalla Guardia di Finanza in particolare, garantisce un buon margine di sicurezza e di prevenzione. Nonostante la missione abbia una sua specificità, mi viene fatto notare che il volo dei piloti delle Fiamme Gialle è particolarmente volto all’osservazione del territorio circostante, e qualsiasi anomalia è presa in considerazione e controllata, come d’altronde penso di aver pienamente specificato nelle righe precedenti. Giunti sulla linea di confine chiedo con particolare curiosità quali fossero i punti che identificano la rotta da seguire senza sconfinare, mi viene data una spiegazione talmente spontanea e scontata che non lascia spazio ad alcun dubbio su come gli uomini delle Fiamme Gialle abbiano memorizzato alla perfezione questa linea invisibile. Questa memorizzazione è possibile ovviamente grazie alle centinaia di missioni svolte dagli equipaggi di volo nelle zone di loro competenza, mentre il sottoscritto non può fare altro che annuire nell’aver colto l’indicazione, anche se in verità mi sembra cosi tutto “uguale”, forse un domani se dovessi ripetere la rotta percorsa oggi qualcosa mi giungerebbe familiare. La nostra rotta prosegue nella zona di Maccagno e iniziamo a salire verso la diga del Lago D’Elio a 2900 piedi, più ci alziamo di quota e più si fa sentire il vento che proviene dalle montagne e che colpisce il lato sinistro della carlinga, il prossimo punto che dobbiamo raggiungere è a quota 5100 piedi alle cui pendici si trova la Dogana di Zenna. Per seguire la linea di confine sorvoliamo una zona montuosa completamente ricoperta di boschi e le spiegazioni dell’equipaggio sono ancora una volta talmente precise che non lasciano spazio ad alcun dubbio su come questi uomini conoscano ogni particolare morfologico del terreno. Lasciamo alle spalle le montagne e ci dirigiamo verso est trovando Locarno alla nostra sinistra, a questo punto inizia il ritorno verso “casa” con rotta verso sud. Sorvoliamo la Dogana di Cremenaga, lasciando così lo spazio aereo controllato dall’ATC di Milano, con il quale non abbiamo avuto necessità di metterci in contatto radio perchè abbiamo svolto la missione completamente in modalità VFR (Visual Flight Rules) fuori dagli spazi aerei controllati. Pochi minuti dopo invece è d’obbligo il contatto radio con la Torre di Controllo di Lugano sulla frequenza 120.250 Mhz perché abbiamo necessità di proseguire verso sud est in direzione di Ponte Tresa, “tagliando”, ovviamente previa autorizzazione, l’aerovia usata per i decolli posta a sud dell’aeroporto svizzero, un breve saluto agli “amici” svizzeri e liberiamo l’area. Raggiunta la Dogana di Ponte Tresa ci dirigiamo verso sud dove nello spazio di pochi minuti mantenendo una quota di 2000 piedi raggiungiamo quella di Porto Ceresio e dopo aver dichiarato l’uscita dal CTR, giungiamo sulla Dogana di Gaggiolo. Ormai a questo punto siamo al termine della missione, anche se troviamo ancora giusto qualche secondo per sorvolare una zona industriale dismessa dove è evidente la presenza di capannoni con la copertura in eternit in cattivo stato. Anche in questo caso come nei molti altri, l’equipaggio si preoccuperà al termine del volo di segnalare la situazione agli organismi competenti. Ritorniamo in contatto con la Torre di Controllo di Venegono che ci indica l’avvicinamento ancora per la pista 36, quindi contro vento, per conoscenza ci viene segnalata la presenza di un velivolo a terra in attesa di interessare la pista, velocemente scendiamo di quota, e ovviamente senza toccare terra, ci portiamo al “rullaggio” verso la zona militare, esattamente dopo 60 minuti dal decollo ci ritroviamo al parcheggio da cui siamo partiti. Saluto il “mio” gentilissimo equipaggio che ora si dovrà occupare del de-breifing post volo, mentre i tecnici, neanche il tempo di entrare in palazzina comando, sono già al lavoro per preparare l’elicottero che sarà impegnato il giorno seguente. 
Mi congedo anche dal Comandante Maggio, visto l’orario sicuramente dovrà svolgere le attività di fine giornata per i vari rapporti, ma prima di salutarci ci accordiamo di sentirci telefonicamente la settimana seguente con l’intento di proseguire il “lavoro” iniziato oggi.
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Sezione Aerea Venegono 6
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Sezione Aerea Venegono 9
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Detto fatto, la settimana scorre via velocemente, mi ritrovo la mattina di giovedì 8 luglio al telefono con il Capitano per concordare la mia presenza all’indomani in quel di Venegono. La previsione è quella di svolgere degli accertamenti di natura patrimoniale sulla zona del Lago di Como, missione che sarà svolta in base ai nuovi dettami chiesti alla Forza di Polizia, ovviamente per motivi facilmente intuibili non mi viene detto l’esatta "location". 
La giornata sta per volgere al termine, quando durante la serata con mia grande sorpresa mi chiama proprio il Comandante Maggio, intuisco subito che ci deve essere qualche problema, infatti, la telefonata è per dirmi che ci sarà un cambiamento di programma. Quindi mi viene gentilmente chiesto di presentarmi di buon mattino in quanto la pianificazione è radicalmente modificata. Arrivo in Base come da accordi telefonici notando subito un notevole fermento, ad accogliermi ovviamente trovo il Capitano che senza perdere tempo mi illustra il programma e soprattutto il motivo di questa variazione.  
Nel tardo pomeriggio di giovedì 8 luglio è giunta presso la Sezione Aerea di Venegono una richiesta di supporto inoltrata dal Comandante della Stazione del Soccorso Alpino del Corpo (SAGF) di Bardonecchia, la richiesta prevede di poter disporre di un elicottero per effettuare una ricerca di un civile disperso nella zona di Prali, piccola comunità montana che si trova in Valle Germanasca provincia di Torino. 
Ovviamente la richiesta d’aiuto viene subito accolta, ricordo che questo è uno dei compiti concorsuali affidati al Corpo, che per tradizioni consolidate ha sempre contribuito e si è sempre distinto nelle operazioni di soccorso in montagna a favore di singoli e di intere comunità. Voglio ricordare che la Sezione Aerea di Venegono ha come competenza territoriale per tutte le tipologie di intervento in Piemonte, la Valle d’Aosta e la Lombardia, sicuramente qualcuno si chiederà e poi? 
Per correttezza di informazione mi sembra doveroso dire che il soccorso in montagna ha come primo attore il Soccorso Alpino e Speleologico che coordina la gestione degli interventi in montagna. L’Ente non avendo a disposizione mezzi ad ala rotante propri si appoggia ad altre organizzazioni civili e militari, in primis al Soccorso Nazionale (118), la Guardia di Finanza con la quale ha sottoscritto una “Dichiarazione di principio” per rafforzare le forme di collaborazione durante le attività di ricerca e soccorso in montagna e a seguire tutti gli altri. Di volta in volta, sulle base delle esigenze “sul campo”  il Corpo collabora e coopera con il proprio personale specializzato e con i propri mezzi aerei e terrestri con la componente del Soccorso Alpino e Speleologico regionale interessato.
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Sezione Aerea Venegono 11
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Il tempo di scambiare alcune parole su questa tipologia di interventi ed è ora di fare conoscenza con l’equipaggio che effettuerà la missione, cioè il Capo Equipaggio Luogotenente Neri e il secondo pilota Maresciallo Aiutante pilota Mauriello, e per completare il Maresciallo Aiutante specialista Scaffidi Lallaro, pochi minuti per caricare a bordo dell’elicottero ulteriori 1800 libbre di carburante e tutto è pronto, nel frattempo il Comandante ormai in prossimità del velivolo impartisce le ultimissime direttive sulle modalità dell’intervento.   
Alle ore 8 e 42 minuti, una volta dotato di imbragatura e di cuffie, salgo sull’elicottero, una mia “vecchia” conoscenza un certo AB 412 marche GF-217, ed esattamente cinque minuti dopo inizia la procedura di messa in moto, alle ore 8 e 50 locali previa autorizzazione dalla Torre di Venegono decolliamo per pista 36, quindi direzione nord. 
Il vento è calmo, viene fornito il QNH (Query Newlyn Harbor) per la regolazione dell’altimetro, lo spazio aereo è sgombro da altri velivoli, ci portiamo a 1400 piedi direzione nord ovest salutando Venegono e subito dopo entriamo in contatto con l’ACC (Area Control Center) di Milano. Con il codice di volo Volpe 2-1-7 comunichiamo via radio che si tratta di volo operativo con destinazione Pinerolo. Lo spostamento verso nord è necessario per evitare le rotte di decollo del vicino aeroporto di Malpensa, anche se la nostra quota è sufficientemente bassa per non arrecare disturbo, manteniamo 1500 piedi “tagliando” di netto il Lago di Varese e in pochi minuti sorvoliamo la Rocca di Angera e il Lago Maggiore. 
Alle ore 9 e 15 lasciamo la zona di competenza di Milano per contattare quella di Romagnano Sesia, ci stabilizziamo ad una quota di 1500 piedi ed una velocità di 125 Knots, con la prua a 206°gradi. A questo punto devo dire che il volo si fa abbastanza noioso, in quanto il panorama sottostante è ultra conosciuto dal sottoscritto, praticamente una distesa di risaie, essendo novarese doc le conosco molto bene, e devo anche notare che seppur viste dall’alto, la mia impressione non cambia molto! 
Dopo 25 minuti di volo in “compagnia” dell’autostrada A4 Torino-Milano e della TAV, scorgiamo le prime colline del torinese, e tra l’altro nonostante il meteo dava CAVOK (Visibilità, nubi e tempo presente migliori dei valori o delle condizioni prescritti), si presenta un fronte di nuvole non molto piacevole, tranquillizzo dicendo che poi si è rilevato ininfluente, alle 9 e 32 ci viene comunicato che in quattro minuti passeremo al contatto radio con Torino su 129.275 Mhz. Una volta effettuato il passaggio con il capoluogo piemontese ci vengono forniti i valori di QNH e di seguire la radiale 2-7-2 del VOR di Torino. Per evitare di sorvolare il capoluogo piemontese viriamo a sud ovest di appena quattro gradi e cominciamo a salire a 1900 piedi, in lontananza immersa nella foschia s’intravede appena alla nostra destra la Basilica di Superga, una volta lasciato alle spalle Torino ci dirigiamo verso ovest mantenendo una direzione di 280° gradi. Una rapida consultazione alle cartine per individuare la vallata che ci porterà a destinazione e si prosegue per la stessa direzione, ovviamente con l’approssimarsi delle montagne si inizia anche a salire, 2600 piedi riduciamo leggermente la velocità a 110 Knots, sorvoliamo Villar Perosa dove posso scorgere il cimitero e la basilica della famiglia Agnelli. 
Da questo momento il volo si fa veramente spettacolare e il meteo ci assiste con un cielo limpido e per fortuna “mia” il vento è completamente assente, ormai giunti nel pieno della valle Germanasca ci troviamo in un attimo a 3200 piedi, in pochi minuti arriva il contatto visivo con la piccola comunità montana di Prali, l’unico punto idoneo per l’atterraggio è il campetto di calcio, nel frattempo si scorge un AB 206 dei Vigili del Fuoco fermo su di uno spiazzo al margine del piccolo torrente che dà il nome alla valle. 
A questo punto diventa decisivo l’apporto dell’operatore di bordo che sporgendosi dal portellone, ovviamente debitamente imbragato, inizia un procedura di radioguida con la quale comunica ai piloti la posizione degli ostacoli e la distanza dagli stessi e dal punto di contatto  per permettere un atterraggio in piena sicurezza.  
Una volta posati i pattini sul campo di calcio del paese e spenti i motori veniamo accolti dal Maresciallo Cantonati, comandante della Stazione SAGF di Bardonecchia e da un responsabile del Soccorso Alpino e Speleologico, siccome in questi casi il tempo è preziosissimo, Cantonati illustra all’equipaggio di Volpe 2-1-7 la situazione sul campo. La persona dispersa è una signora di 55 anni che vive da sola, sabato 3 luglio si è incamminata su uno dei tanti sentieri delle montagne limitrofe e da questo momento non si è avuta più alcuna notizia. I famigliari nella giornata di lunedì non riuscendo a rintracciarla hanno sporto denuncia ai Carabinieri. Fatte le debite indagini si è scoperto che domenica mattina è partita una telefonata dal suo cellulare verso il numero di soccorso del 118, purtroppo non c’è stata alcuna comunicazione, solo l’aggancio da parte del centralino della chiamata e nulla di più, tramite i ripetitori telefonici si è potuto acquisire in modo molto approssimativo almeno la provenienza della trasmissione. Nella giornata di giovedì è stata rintracciata l’auto, dove è stato rinvenuto un taccuino sul quale la donna annotava tutte le passeggiate fatte in passato, fornendo così dei dettagli su quella che avrebbe potuto intraprendere quel giorno. Con queste informazioni è stato possibile fare una ricostruzione approssimativa del tragitto, l’unico dato riscontrato, veramente certo, è stata la testimonianza di un signore che ha incrociato alle dieci del mattino la signora dispersa in un sentiero nella zona di una cava di talco poco sopra Prali, un altro dato, purtroppo molto negativo, è quello che nel mezzogiorno di sabato proprio nella zona interessata si è scatenato un violento temporale. 
A questo punto finito il breifing sul campo vengono dati i dettagli sull’abbigliamento indossato dalla signora al momento della scomparsa, pantaloncini verdi una maglietta di colore non definito e uno zainetto rosso, sicuramente informazioni essenziali per chi deve effettuare una ricerca, a questo punto per i soccorritori non resta che pianificare l’attività di ricerca. La necessità più immediata dei soccorritori è quella di portare in quota del personale del Soccorso Alpino, della Guardia di Finanza e delle unità cinofile dei Vigili del Fuoco, in un primo momento si pensa di effettuare due “corse”, poi valutato il peso complessivo e la necessità di risparmiare carburante, si opta per una corsa sola, potendo così sfruttare l’autonomia rimasta per effettuare una prima ricerca. Una volta effettuato il “carico” di tre soccorritori e due cinofili con relativi cani, si procede alla riaccensione dei motori e relativo decollo sempre sotto l’occhio vigile dello specialista. La prima sosta in quota avviene per far scendere i due cinofili dei Vigili del Fuoco, una volta sbarcati ci dirigiamo verso una parete rocciosa da “scansionare”, questo metodo consente di effettuare vari passaggi a quote di volo diverse per poter vedere da vicino i vari anfratti o le zone verdi. Le comunicazioni radio con il personale a terra si fanno frenetiche e da questo momento inizia l’attività vera e propria di ricerca. Se valuto l’aspetto puramente operativo del volo non avrei sufficienti parole per descrivere la spettacolarità di trovarsi in un contesto del genere volando a pochi metri da pareti rocciose incontaminate, ma purtroppo prevale l’aspetto morale di sapere che si sta cercando una persona che molto probabilmente non è più viva e soprattutto che da un momento all’altro si potrebbe scorgerne il corpo, inevitabilmente mi sono fatto coinvolgere nel cercare di dare un mio contributo dando un “occhio” e guardando fuori dagli ampi vetri del portellone del 412. 
Purtroppo però la situazione è evidentemente difficile, e nonostante l’equipaggio ci metta il massimo dell’impegno cercando di accogliere tutte le richieste del team di soccorritori, viene proprio spontaneo pensare al detto: “è come cercare un ago in un pagliaio”. Questa affermazione può sembrare brutale, ma ho potuto constatare di persona che nei 45 minuti di volo con lo sguardo fisso sul territorio circostante si viene fuorviati da una serie di fattori impressionanti; per esempio un sacchetto di plastica colorato, un platano completamente aperto in due da un fulmine, in un paio di circostanze è risultato persino difficile individuare una coppia di soccorritori nonostante le comunicazioni fornite via radio, anche solo dei cespugli fioriti distolgono l’attenzione, e in ogni caso va detto che l’elicottero è insostituibile per raggiungere delle zone altrimenti irraggiungibili a piedi o in macchina. A questo punto dopo aver visionato una superficie di circa cinque miglia dobbiamo per forza sospendere le operazioni perché il carburante a disposizione scarseggia e quello rimasto ci consente di raggiungere il primo punto utile per effettuare il rifornimento.
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Raggiungiamo un alpeggio dove una piazzola rudimentale segnalata con dei massi ci permette di atterrare per scaricare il personale a bordo. Ripreso quota ci dirigiamo verso l’aeroporto di Cuneo Levaldigi per effettuare il rifornimento, visto il silenzio a bordo penso che il pensiero comune fosse come si poteva fare qualcosa per trovare la malcapitata. Dopo circa trenta minuti di volo raggiungiamo l’aeroporto cuneese, esattamente a mezzogiorno dopo aver sorvolato la pista 21 veniamo indirizzati dal controllore di volo a raggiungere la piazzola assegnata a Volpe 2-1-7, neanche il tempo di scendere dall’elicottero arriva l’autobotte per il rifornimento, nel frattempo vengono imbarcate le 1800 Libbre richieste, non è possibile imbarcarne di più perché il peso limiterebbe le operazioni ad alta quota. Riesco a scambiare due parole con l’equipaggio che non nasconde le perplessità sulla possibilità di portare a termine la missione assegnata, quello che traspare come evidente è l’assoluta impossibilità soprattutto di ritrovarla viva, come mi viene spiegato sono passati troppi giorni e la presenza in zona, tra l’altro di predatori come il lupo, e tanto peggio dei cinghiali, non lascia molto spazio al lieto fine ……….. Sono trascorsi poco più di una quarantina di minuti e ci apprestiamo a ritornare a bordo, decolliamo in pochissimi minuti e facciamo rotta verso nord, direzione Saluzzo, manteniamo una quota di 2800 piedi e una velocità di 90 knots, il vento è clemente ma c’è una forte foschia, in prossimità dei rilievi cominciamo la salita e tra le nubi si scorge il Monviso. Saliamo a 4700 piedi e veniamo contattati dal Comandante Cantonati  per pianificare le operazioni, ad una quota di 7500 piedi iniziamo una breve ricerca in una zona non ancora perlustrata, questa volta è l’operatore di bordo che sporgendosi dal portellone laterale osserva il territorio circostante, anche in questa seconda fase si cerca tra i canaloni e i dirupi ma niente da fare. Quindi ci viene richiesto di imbarcare una squadra di soccorritori e di portarla a Prali, alle 13 e 41 atterriamo di nuovo nel campetto di calcio, ad attenderci il team che organizza le ricerche per fare il punto della situazione. Giusto il tempo di fare un breve spuntino e comunicare l’esito delle attività condotte al Comandante Maggio che si riparte con le fasi operative. 
Tramite delle cartine si cerca di individuare quali zone si possono ancora perlustrare, ma  l’equipaggio di Volpe 2-1-7 deve comunque far presente che l’autonomia è limitata, quindi si opta di utilizzare quella disponibile per trasportare il personale in zona lasciando in maniera residuale la fase di ricerca dall’alto ai passaggi aerei sulla zona di ricerca.  
Decolliamo con tre soccorritori a bordo portandoci subito in quota con destinazione la vallata limitrofa, ma veniamo “bloccati” da un fronte di nuvole che nascondono le cime, troppo pericoloso, cerchiamo di aggirare la coltre senza risultato, siccome il tempo diventa preziosissimo con indicazioni da terra si decide di “scaricare” il personale in un vallone più vicino. Questa operazione devo dire che è stata la più “sofferta” (da parte mia) della giornata perché la zona indicata per il rilascio oltre ad essere molto angusta non permetteva di atterrare, ma solo di posizionarsi in hovering ad un metro di altezza, tra l’altro con una moltitudine di ostacoli incredibile, in questo caso devo ammettere che l’apporto dell’operatore di bordo è ineguagliabile, al primo tentativo l’elicottero si avvicina al terreno e in pochi secondi consente lo sbarco dei tre soccorritori. Una volta ripresa quota “con mio pieno entusiasmo” veniamo indirizzati verso un differente alpeggio dove invece bisogna recuperare cinque alpinisti, questa volta la manovra è molto più “tranquilla”, non per le povere mucche che se la danno a gambe levate con l’arrivo dell’elicottero. Ora veramente siamo al limite dell’autonomia quindi rapidamente si torna a Prali per scaricare il personale, il tempo di scambiare due parole, qualche bambino attratto dall’elicottero viene accompagnato a fare una foto ricordo, magari un domani potrebbero vestire la divisa grigia delle fiamme gialle, non si sa mai, ridecolliamo con destinazione Venegono. 
Alle 14 e 47 contattiamo l’ACC di Torino che ci invita a settare il Trasponder su 1417 e previa richiesta dei piloti ci autorizza al sorvolo della città capoluogo, con una quota di 500 piedi non potete immaginare lo spettacolo di vedere l’intera città da un’altezza così privilegiata. Lasciato Torino sorvoliamo Chivasso e per tutto il tragitto le comunicazioni in cuffia dei controllori di Caselle si fanno incessanti, in particolar modo di traffico che vola come noi in VFR. In seguito contattiamo Romagnano che ci chiede di settare il Trasponder a 7000, alle 15 e 20 riportiamo su Romagnano a 2000 piedi e pochi minuti dopo invece entriamo nel “range” di Milano ACC, che si raccomanda più volte di “stare alla larga” da Malpensa. Sorvoliamo il Lago Maggiore ed infine alle ore 15 e 54 entriamo in contatto visivo con la base di Venegono, giusto qualche minuto prima di atterrare la sala operativa della Guardia di Finanza di Como chiede all’equipaggio un resoconto della missione, la risposta è un laconico “negativa”. Veniamo indirizzati dalla Torre di Venegono per un avvicinamento da sud verso nord con un vento di soli tre nodi e direzione 150° gradi, ovviamente l’atterraggio è il più tranquillo che si possa fare, una volta a terra invece devo dire che gli sguardi di tutti i componenti del volo 2-1-7 non lo sono altrettanto, anzi si comincia a denotare una buona componente di fatica e di stress, visto e considerato le cinque ore di volo totali. I saluti e ringraziamenti da parte mia sono doverosi e lascio l’equipaggio e il Comandante che devono svolgere ancora la parte burocratica di rito.
L'autore desidera ringraziare il Cap. Maggio e tutto il personale della Sezione Aerea di Venegono 
Inoltre per la perfetta collaborazione uno speciale ringraziamento all'Ufficio Stampa del Comando Generale (Roma) 
Si ringrazia Aviationgraphic.com per aver fornito le serigrafie raffiguranti gli elicotteri 
Foto e testo di Giorgio Ciarini 
Giugno-novembre 2010 
iper://Homepage.aeh|1
English summary gdf Venegono >go to the english translation