Il programma Predator deriva dall’esigenza di disporre  di una efficace e moderna componente di aeromobili a pilotaggio remoto UAV, questi particolari velivoli sono in grado di assicurare per lunghi periodi di tempo, attività di sorveglianza e ricognizione di ampie aree o specifiche posizioni  traendo vantaggio dal fatto che il pilotaggio e la gestione dei sensori vengono effettuati attraverso una stazione di controllo ubicata a terra e tramite collegamenti dedicati. 
L’Aeronautica Militare a partire dal 2001 ha avviato il programma Predator A, allo scopo di acquisire una prima esperienza nel settore, in particolare nello svolgimento di missioni di sorveglianza e ricognizione a lungo raggio. 
Il programma prevedeva l’acquisizione di sei RQ 1B e due stazioni di controllo a terra, in occasione della consegna dei primi esemplari, nel dicembre del 2005, è stato ricostituito il 28° Gruppo Velivoli Teleguidati “Le Streghe”, posizionandolo ad Amendola alle dipendenze del 32° Stormo, il 28° Gruppo già appartenente al 3° Stormo di Villafranca era stato posto in posizione quadro nel 1997.    
Un sistema a pilotaggio remoto è costituito da quattro componenti: il velivolo, i sensori o carico utile, la stazione a terra per la guida e controllo dell’assetto ed il segmento telecomunicazioni per lo scambio dei dati. Il Predator A è un velivolo lungo 8,2 metri, alto 1,82 metri, e con una larghezza delle ali di 14,8 metri, può trasportare quasi 300 kg di carburante che gli permettono di rimanere in volo per circa 20 ore mantenendo una velocità di 135-160 Km/h ed una quota massima di 8000 metri. L’aeromobile è equipaggiato con sensori elettro-ottici ed infrarosso che permettono di effettuare missioni in ogni condizione di luce, il sistema di riprese è assicurato da una telecamera MTS-A EO/IR, inoltre il Predator è dotato di un sistema Lynx SAR (Synthetic Aperture Radar) in grado di riconoscere bersagli statici o in movimento a terra, di un sistema SIGINT/ESM (Signal Intelligence — Electronic Support Measures) in grado di raccogliere informazioni tramite l’analisi dei segnali, ed infine di un sistema di posizionamento GPS (Global Positioning System) e INS (Inertial Navigation System). Velivolo e sensori sono gestiti dalla stazione di controllo a terra (GCS Ground Control Station) che è composta da un gruppo di sottosistemi e postazioni di lavoro utilizzati per la pianificazione e la conduzione della missione, la stazione è semplicemente uno shelter che può essere trasportato con camion, dotato di due radar ad apertura sintetica più un ricevitore satellitare, tre console per la gestione della missione, uno per il pilota, uno per l’operatore dei sensori e una multifunzione, il controllo avviene tramite linea visiva LOS (Line of-sight) con data-link in banda C, mentre per il controllo satellitare questo avviene in banda Ku. 
Il segmento telecomunicazioni garantisce in tempo reale la guida dell’aeromobile dalla stazione di terra al velivolo, e in senso opposto, il flusso dei video di sorveglianza e di ricognizione. 
Nel 2004 al termine della consegna del primo sistema  e delle qualificazione del personale, lo Stato Maggiore ha deciso di inviare nel teatro operativo irakeno il Predator A, con lo scopo di supportare e fornire protezione alle nostre forze schierate nel paese mediorientale, missione che si è conclusa nel 2006. 
Mentre il Predator, impegnato in Afghanistan dal giugno 2007, nell’ambito della missione ISAF (International Security Assistance Force), sta proseguendo l’attività con le stesse modalità intraprese per il precedente teatro irakeno, svolgendo ricognizioni aeree in particolari ambiti dove, a causa dell’aspra conformità del territorio, le comunicazioni risultano inadeguate e difficoltose, le condizioni climatiche avverse nonché una minaccia terroristica ancora forte, la presenza degli UAV risulta particolarmente importante per le truppe schierate sul terreno. L’impiego del Predator A in Iraq e Afghanistan ha messo in luce il suo elevato grado di efficacia in virtù della possibilità di permanere per lunghi periodi nei pressi delle zone sottoposte a monitoraggio, non doversi avvicinare eccessivamente alle aree sorvegliate, fornire il flusso video ad alta definizione in tempo reale alle truppe sul terreno. Queste notevoli “performances” del velivolo sono state utilizzate anche per la sorveglianza in occasione del vertice intergovernativo Italo-Russo tenutosi a Bari nel 2007. 
Nel mese di Maggio del 2011 i Predator inquadrati nel Task Group “Atore”, inseriti nella Joint Air Task Force (JATF), a sua volta dipendente dal Regional Command di Herat, hanno oltrepassato le 6.000 ore di volo, compiute in oltre 750 missioni, e realizzate dal 2007 ad oggi, tutte a favore del contingente italiano e delle forze alleate ISAF. 
Con il passare del tempo il sistema è stato aggiornato, per migliorare le prestazioni ed eliminare già alcune caratteristiche ormai obsolete, nel 2009 si è proceduto ad effettuare degli “upgrade” classificati come A-Plus, questa variante è stata impiegata per la prima volta durante il Summit del G8 dell’Aquila e attualmente anche in Afghanistan. 
I lusinghieri risultati conseguiti hanno portato a considerare l’incremento delle capacità operative, già ampiamente raggiunte dal Predator A, con l’acquisizione di un velivolo con capacità complessive superiori. 
Nello scenario operativo odierno convergono sullo Strumento Militare interforze esigenze vitali di sicurezza e di difesa da soddisfare attraverso le funzioni di prevenzione, difesa avanzata e sorveglianza degli spazi terrestri/marittimi/aerei d’interesse nazionale (Homeland Defence); proiezione di capacità operative per il conseguimento della stabilità e sicurezza anche in zone fuori dai confini nazionali (Expeditionary). In tale ambito il ruolo della componente di sorveglianza e ricognizione aerea basata su aeromobili a pilotaggio remoto è un fattore abilitante in quanto contribuisce in maniera decisa a migliorare la conoscenza delle attività e dei movimenti lungo le vie di comunicazione o nelle zone di interesse. 
Pertanto per garantire tali obiettivi il Ministero della Difesa ha dato seguito al programma Predator prevedendo l’acquisizione di sei nuovi UAV nella versione Predator B(designati  MQ-9 Reaper dall’USAF e dalla Royal Air Force) con i relativi sensori in grado di operare in ogni condizione di luce e di tempo meteorologico, che potranno garantire prestazioni di livello ancora più elevati rispetto agli A-Plus, una maggiore disponibilità di stazioni di controllo a terra, ulteriori apparati di comunicazione satellitare nonchè di mantenere a livello potenziale, l’impiego contemporaneo di tali assetti in due differenti missioni fuori area ed una componente operativa/addestrativa sul territorio nazionale. 
I Predator B caratterizzati da un altro grado di sviluppo tecnologico, saranno in grado di assolvere un ampio spettro di missioni con una notevole flessibilità d’uso, una rilevante versatilità, un’elevata persistenza ed un’accertata efficacia operativa. In particolare il sistema potrà fornire supporto alla lotta contro i dispositivi esplosivi improvvisati che rappresentano la minaccia più insidiosa e comune nei teatri operati odierni. Un ulteriore elemento riguarda la capacità di tali assetti di assicurare lo svolgimento di missioni anche in presenza di contaminazione Nucleare Biologica Chimica e Radiologica per i quali è più elevato il rischio di perdite umane. 
I velivoli già operativi hanno raggiunto la IOC (Initial Operational Capabilty) ossia la capacità operativa iniziale e possono essere impiegati senza difficoltà in missioni, come quella di attualità sulla Libia, integrando la capacità NATO nel settore ISR (Intelligence, Surveillance e Reconnaissance). 
La variante B del Predator oltre alle notevoli migliorie apportate ai sensori, radar e al sensore elettro—ottico a lunga portata  Raytheon   MTS-B, può portare anche un notevole armamento che, utilizzando i sei attacchi alari, può essere composto da: bombe intelligenti GBU-12 Paveway o GBU-38 JDAM (Joint Direct Attak Munition) o 14 missili AGM-114 Hellfire. Le dimensioni dell’MQ-9 sono sostanzialmente superiori rispetto all’RQ-1, infatti abbiamo un apertura alare di 20 metri, una lunghezza di 12 metri e un peso massimo di 4.760 chilogrammi, la tangenza massima raggiungibile è di 15.000 metri, la velocità è molto superiore rispetto al Predator A, ben 400 chilometri orari, con i 1300 chilogrammi di carburante può volare per 15 ore ad un altitudine media, invece in alta quota l’autonomia si prolunga dalle 24 alle 40 ore di volo.  
“Fonte Claudio Toselli”
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